April 26, 2009

ABRUZZO VISITA ALLE AREE COLPITE DA TERREMOTO


Il Dott Stefano Guido Cantaluppi accompagnato da Ferdinando Pinto visita la Chiesa di S. Felice Martire, a Poggio Picenze, gravemente danneggiata del terremoto nella parte absidale e nella torre campanaria, la chiesa parrocchiale dedicata al Padrono del Poggio S. Felice M. è un vanto e un simbolo che ha caratterizzato la storia del paese. Il suo primo nucleo sorse intorno alla metà del XV secolo; subì gravi danni in seguito al terremoto del 1762 ma fu subito ricostruita ed ampliata. La sua facciata in pietra del tardo 500 è stata restaurata definitivamente nel 1870 con pietra locale. L'interno è a tre navate divise da colonne, il suo stile interno Barocco-Classico gli altari, le statue e le pitture di vario pregio, rendono interessante la visita al sacro edificio. L'altare di maggior richiamo del secolo XVI è dedicato a S. Giovanni: un bel lavoro rinascimentale dovuto al maestro Rocco Di Tommaso da Vicenza



Vista del campanile di San Felice Martire gravemente danneggiato dal sisma
Vista dell'abside di San Felice Martire gravemente danneggiato dal sisma.
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Durante la visita a questa terra d'Umbria, le prime sensazioni avute percorrendo l'autostrada sono state quelle di entrare in una terra bellissima, dove la natura rigogliosa dominando l'orizzonte ha dato il meglio di se, una terra dove il gran sasso entra armonioso entro l'orizzonte con tutta la sua possenza, ma avvicinadosi ai centri abitati, così fortemente devastati, si è potuto cogliere con vero dolore, come la stessa natura che è stata tanto generosa nel creare una così bella regione, abbia urlato con la stessa forza e determinazione scuotendo tutto e tutti e chiedendo un prezzo così alto ai suoi abitanti.
Ma la cosa che lascia maggiormente impressionato il visitatore straniero, perchè non conoscitore dei luoghi e della gente, è la grandissima dignità e serenità, che si vede in questi cittadini dai più piccoli agli anziani, provati dal terremoto, dall'immane disagio, dalla perdita di tutto, dalla perdita di cari e amici, dal ritrovarsi a vivere accampati in una tenda, dallo stare al freddo e in balia degli eventi atmosferici che in questa regione non hanno mancato di farsi sentire fortemente in queste settimane, ebbene nonostante tutto abbiamo trovato in loro una vitalità, uno spirito di resistenza, una voglia a ricostruire tutto, e ricostruire com'era negli stessi luoghi e con lo stesso gusto in armonia con la natura come è sempre stato da secoli, questo è davvero la sensazione che tocca al cuore, chi vive e vede questi giorni e che non può non pensare di fare ciò che le è possibile pur piccolo che sia, per aiutare questa gente e questa terra.